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I Patriziati, custodi della natura e dell’identità locale

Domenica 6 aprile è stato giorno di elezioni per i Patriziati ticinesi, un’eredità del Medioevo, peculiarità unica della Svizzera.

A inizio aprile, in tutto il Cantone si sono svolte le elezioni patriziali. Un momento che è passato in sordina rispetto alle elezioni comunali dello scorso anno. Sicuramente ha contributo alla bassa attenzione il fatto che, nella maggior parte dei casi, sono state elezioni in forma tacita.

 

Anche a Losone, l’Ufficio patriziale, che è l’esecutivo dei Patriziati, ha registrato l’ordinato passaggio di testimone da Filippo Bernasconi, che ha concluso il suo mandato dopo 16 anni, a Maurizio Ambrosini.

 

Eppure, queste istituzioni svolgono un notevole ruolo nel garantire il benessere delle nostre comunità. I Patriziati possiedono circa la metà del territorio cantonale. In Leventina e in Val di Blenio arrivano a possedere oltre l’80% del territorio, mentre nel fondovalle le loro proprietà corrispondono a circa il 20-30% della superficie.

 

Si tratta principalmente di alpeggi e boschi, la cui importanza va, però, oltre l’aspetto paesaggistico. Quasi il 90% delle foreste ticinesi sono boschi di protezione, conosciuti in alcuni casi come boschi sacri. Le foreste ticinesi sono fondamentali per proteggere la popolazione da frane, valanghe e piene.

 

Ma qual è l’origine di queste proprietà? E, soprattutto, che cos’è esattamente un Patriziato?

 

Un’istituzione prettamente svizzera

Il patriziato è una peculiarità istituzionale tutta elvetica, come l’attinenza o la democrazia di concordanza, che può essere complicata da spiegare a chi non vive in Svizzera.

 

Attualmente, nella Confederazione si contano circa 1'650 patriziati e corporazioni, distribuite su gran parte del territorio nazionale. In tedesco si chiamano principalmente Bürgergemeinde, mentre nella Svizzera romanda sono note come Bourgeoisie.

 

Nonostante il suo carattere prettamente svizzero, quest’istituzione non si è conservata ovunque. In molti Cantoni i patriziati sono stati assorbiti dai Comuni. L’ultimo caso in ordine di tempo è avvenuto nel 2011 nel Canton Glarona.

 

In altri Cantoni non hanno invece mai assunto la forma istituzionale con cui li conosciamo oggi. Anche dove si sono conservati, però, i patriziati si presentano con organizzazioni un po’ differenti da Cantone a Cantone e le loro prerogative non sono sempre le stesse.

 

Per esempio, nel vicino Grigioni sono i Comuni patriziali, così sono chiamati i Patriziati grigionesi, a concedere l'attinenza comunale, senza la quale non si può ottenere la cittadinanza svizzera. Il Patriziato più influente è probabilmente quello della Città di Berna, che è persino proprietario, oltre che di 630 appartamenti, di una banca e un ospedale.

 

Dall’epoca romana alla Rivoluzione francese

Si fa risalire l’origine del Patriziato al vicus, il villaggio di epoca romana, ma è nel Medioevo che ha assunto la forma con cui lo conosciamo oggi. Il Patriziato, che allora si chiamava Vicinia, riuniva le famiglie originarie di un luogo per godere dei beni comuni e gestire il territorio. Il termine “patriziato”, entrato in uso più tardi, in latino indicava le persone discendenti dai patres, i padri della comunità.

 

A partire dal XIII secolo, questo consorzio di famiglie, che in maniera un po’ informale si occupavano, tra le altre cose, della manutenzione delle strade e della difesa comune, iniziò a strutturarsi sotto l’influenza del Comune medievale. Quest’istituzione si era imposta in Italia come sistema di autogoverno delle città, che era diventato poi il modello anche per le comunità rurali e i borghi ticinesi.

 

Anche a Losone apparve un Consiglio di Credenza, l’antenato dell’Ufficio patriziale, i cui membri dovevano giurare credentia, ossia segretezza, al console che era il suo presidente e rappresentante della comunità nel Consiglio generale del Comun grande di Locarno, di cui Losone era parte.

 

Il cuore del Patriziato restava comunque l’assemblea di tutti i capifamiglia, la Vicinanza, corrispettivo più piccolo della Landsgemeinde, l’adunanza in presenza di tutta la popolazione cantonale, ancora in vigore a Glarona e Appenzello Interno.

 

Quest’organizzazione si è conservata quasi intatta in questa forma fino alla Rivoluzione francese.

 

Per la salvaguardia di beni comuni

Gli anni a cavallo fra Settecento e Ottocento furono un momento di grandi sperimentazioni politiche. Il moderno Comune sostituì l’antica Vicinia, ma, poiché per esercitare i diritti politici bisognava essere patrizi, quest’ultimi mantennero una posizione di preminenza.

 

Probabilmente in considerazione di questi privilegi, durante la prima metà dell’Ottocento l’Impero austriaco riconobbe alle famiglie patrizie uno status nobiliare, nonostante la maggior parte di esse avesse un’origine contadina e borghese.

 

A Losone, il Patriziato si separò formalmente dal Comune solo nel 1872, quando fu organizzata un’amministrazione indipendente per salvaguardare i beni comuni: campi, boschi, sorgenti, pascoli.

 

Nel corso del Novecento, alcuni Patriziati non sono stati in grado di adattarsi a una società sempre meno agricola e sono scomparsi. Altri, quelli più imprenditoriali, non solo sono sopravvissuti, ma hanno favorito lo sviluppo economico locale. Il caso del Patriziato di Losone è sicuramente emblematico a livello ticinese.

 

Anche da un punto di vista sociale i Patriziati hanno saputo dimostrarsi all’avanguardia. Nel 1919 le donne ottennero per la prima volta il diritto di voto ed elezione in Svizzera proprio nei Patriziati ticinesi, e per quasi quarant’anni restarono anche l’unico ambito in tutta la Confederazione in cui poterono votare.

 

Crisi climatica e identità locale

Negli ultimi decenni i Patriziati si sono trovati in prima linea ad affrontare le nuove sfide poste dai cambiamenti in atto a livello climatico e culturale. Anche se ormai la maggior parte dei ricavi proviene da affitti, aziende e tasse d’uso, la gestione dei boschi resta un’attività centrale della loro funzione pubblica.

 

Siccità e piogge intese stanno mettendo sotto pressione le foreste che, senza una cura costante, non sarebbero in grado di garantire la necessaria protezione da frane e alluvioni.

 

I Patriziati stanno anche sempre più divenendo i principali depositari dell’identità locale. Un ruolo che non si limita alla cura degli edifici storici, ma anche all’impegno nel tenere vive le tradizioni.

 

A Losone, è dalla fine del Seicento che ogni anno il Patriziato distribuisce il sale alle sue famiglie. Questa funzione di custode diviene particolarmente evidente nei Comuni e nelle grandi città nate dalle nuove aggregazioni.

 

Se nella gestione del territorio e nella valorizzazione paesaggistica i Patriziati collaborano già a stretto contatto con i Comuni, il Cantone e la Confederazione, le aggregazioni hanno offerto nuove opportunità di cooperazione in altri ambiti. A Bellinzona e Lugano i Patriziati sono divenuti in alcuni casi un tramite fra la città e le comunità di quartiere, come in Val Colla o nella frazione di Carasso.


Il valore della vicinanza

Questa vicinanza alle esigenze locali non è attribuibile solo a una presenza capillare, ma soprattutto a un’organizzazione ancora comunitaria. L’Alleanza Patriziale ticinese conta 202 Patriziati e Corporazioni, ma solo in sei di essi è stato istituito un Consiglio patriziale, ente comparabile al Consiglio comunale.

 

Nella maggior parte dei Patriziati, infatti, le patrizie e i patrizi non si recano alle urne, ma si riuniscono per votare con alzata di mano, come nel medioevo. In un’epoca in cui le votazioni si svolgono quasi unicamente per corrispondenza, l’assemblea patriziale è un importante momento di incontro. Inoltre, le amministrazioni patriziali fanno ancora molto affidamento sul volontariato per garantire il loro lavoro.

 

Con le recenti elezioni, i Patriziati hanno rinnovato il loro impegno a favore della comunità e dell’ambiente in cui viviamo, offrendo un esempio di come tradizione e innovazione possano coesistere per il bene comune.

 

Immagine: Losone nel 1921 visto dal sentiero che scende verso la Madonna della Fontana. A destra del campanile della Chiesa di San Rocco si nota lo storico, allora nuovo, Palazzo comunale edificato nel 1911 (per gentile concessione di Carlo Ambrosini e del Patriziato di Losone).

Sabato 12 Luglio 2025Ritorna

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